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Luoghi abbandonati in Italia: 14 spot da scoprire assolutamente (urbex 2026)

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Di Charly Lepesant

Esploratore urbano da oltre 10 anni, fondatore di Urbex Maps. Ha documentato oltre 230 000 luoghi abbandonati in tutto il mondo.

Luoghi abbandonati in Italia: 14 spot da scoprire assolutamente (urbex 2026)

L'urbex in Italia è una delle scene più ricche e variegate d'Europa. Tra le rovine medievali di Craco in Basilicata, l'isola appestata di Poveglia nella laguna di Venezia, i palazzi orientaleggianti di Sammezzano in Toscana e gli ex manicomi della legge Basaglia disseminati su tutta la penisola, l'esplorazione urbana italiana offre un terreno di gioco unico: oltre 22 700 spot geolocalizzati nella nostra mappa, distribuiti in tutte le 20 regioni, dall'Alto Adige alla Sicilia.

In questo articolo abbiamo selezionato 14 luoghi abbandonati in Italia da non perdere: castelli dimenticati, paesi fantasma, manicomi storici, hotel modernisti perduti tra le Dolomiti e cretti monumentali di land art. Per ognuno, sotto la scheda dedicata, trovi un bottone "Aggiungi alla mia mappa" che salva le coordinate GPS direttamente nel tuo spazio personale, gratuitamente e senza carta di credito.

I termini urbex Italia, luoghi abbandonati Italia, posti abbandonati, borghi fantasma e paesi fantasma in Italia rimandano tutti alla stessa realtà: un patrimonio architettonico, industriale, sanitario e religioso che la storia ha lasciato indietro : terremoti, frane, leggi sanitarie, esodi rurali : e che oggi attira fotografi, esploratori urbani e curiosi del nostro Paese e di tutto il mondo.

Urbex Italia gratis: perché Urbex Maps cambia le carte in tavola

Prima di addentrarci nei 14 spot, due parole su cosa rende questa guida diversa. La maggior parte dei siti che parlano di urbex Italia gratis scrivono "gratis" nel titolo, poi rimandano a un forum privato a 50 euro l'iscrizione o a un gruppo Telegram chiuso. Qui la promessa è concreta: sotto ogni luogo trovi un pulsante "Aggiungi alla mia mappa" che fa scattare le coordinate GPS nel tuo spazio personale, senza carta di credito, senza abbonamento.

Dietro questa meccanica, una comunità di oltre 40 000 esploratori che riporta informazioni dal terreno dal 2021. Ogni coordinata pubblicata in questo articolo è stata verificata almeno due volte: una prima volta dal contributore originale, una seconda volta da un moderatore regionale che conferma che il luogo esiste ancora : non raso al suolo, non murato definitivamente, non trasformato in coworking.

Le 14 schede qui sotto sono ordinate per forza visiva e importanza storica. Apriamo con la stella indiscussa, Poveglia, e chiudiamo con il restaurato esempio di Liberty della Villa Zanelli a Savona. Per ogni regione attraversata troverai inoltre un link verso il nostro approfondimento dedicato (Veneto, Toscana, Calabria, Sicilia eccetera) : articoli più tecnici con la mappa completa dei luoghi abbandonati della regione.

1. Poveglia: l'isola maledetta della laguna di Venezia

Vista aerea di Poveglia con i ruderi dell'ex manicomio nella laguna di Venezia

A tre chilometri e mezzo a sud del centro di Venezia, tra il Lido e Malamocco, sorge l'isola di [Poveglia](https://it.wikipedia.org/wiki/Poveglia) : sette ettari di terra emersa, un campanile romanico tronco, e una fama internazionale di "isola più infestata al mondo" che le testate anglofone alimentano con regolarità sospetta. Le cronache veneziane la citano per la prima volta nel 421. Per quattordici secoli l'isola è stata popolata, coltivata, sfruttata per la pesca e per il sale, fino a che le guerre del 1379 ne hanno cacciato gli abitanti.

Dal 1776, Poveglia diventa il lazzaretto della Serenissima: una stazione di quarantena per le navi in arrivo dall'Oriente e per i loro carichi sospettati di peste. Durante i secoli successivi, secondo le stime più alte, tra 100 000 e 160 000 persone sarebbero morte sull'isola : corpi bruciati e seppelliti in fosse comuni. Le ricerche archeologiche confermano oggi strati profondi di cenere e resti umani su gran parte del terreno emerso.

Nel 1922 i veneziani trasformano l'isola in ospedale psichiatrico, attivo fino al 1968. Dopo la chiusura, abbandono totale. Gli edifici : la chiesa di San Vitale ridotta a magazzino, gli ottagoni difensivi del lazzaretto, il padiglione del manicomio con le sue finestre vuote : sono oggi in pieno collasso strutturale. Solai marci, pareti che cedono, vegetazione che ha ripreso il sopravvento.

Il 1° agosto 2025 l'associazione Poveglia per tutti, dopo anni di battaglia legale contro le aste pubbliche, ha ottenuto dal Demanio una concessione di 6 anni sulla parte nord dell'isola per realizzare un parco lagunare urbano riservato ai residenti veneziani. I turisti, per il momento, restano ufficialmente esclusi. Le poche imbarcazioni private che si avvicinano vengono dissuase dalla Guardia Costiera. Per chi vuole avvicinarsi senza rischiare la denuncia, il vaporetto della linea 20 da San Zaccaria passa a 200 metri dal molo, abbastanza per fotografare il campanile.

Per chi vuole approfondire la storia dei luoghi abbandonati del Veneto, consigliamo il nostro articolo dedicato all'urbex in Veneto : con la mappa completa dei 1 391 spot censiti tra Venezia, Padova, Verona, Treviso e provincia.

Poveglia

Poveglia

45.382725, 12.331487 · Google Maps


2. Castello di Sammezzano: il castello orientale dimenticato della Toscana

Sala dei Pavoni del Castello di Sammezzano con archi moreschi e mosaici colorati

Sulle colline di Reggello, a una trentina di chilometri a sud-est di Firenze, sorge uno dei monumenti più stravaganti d'Italia: il [Castello di Sammezzano](https://it.wikipedia.org/wiki/Sammezzano). Da fuori, un palazzo bianco con loggia centrale che potrebbe essere una qualunque villa medicea. Dentro, 365 stanze di pura follia visiva: la Sala dei Pavoni con la sua cupola filigranata, la Sala Bianca tutta in stucchi nivei, la Sala dei Gigli, la Sala degli Specchi con i suoi giochi caleidoscopici, archi moreschi, mosaici, calligrafie arabe, soffitti dorati. È il più grande esempio di architettura moresca in Italia e probabilmente in tutta Europa.

L'edificio originale è del 1605, una semplice villa rurale. La trasformazione decisiva è opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona, marchese eccentrico, poliglotta e patriota risorgimentale, che eredita la proprietà e la rimodella tra il 1853 e il 1889, dedicandole quasi quarant'anni della sua vita. Il re d'Italia Umberto I vi soggiorna nel 1878. Dopo la morte del marchese, il castello passa di mano in mano, fino a diventare hotel di lusso nel dopoguerra. La gestione prospera per qualche decennio, poi declina, e all'inizio degli anni Novanta l'hotel chiude. Da allora, abbandono.

Per oltre trent'anni il castello è rimasto sigillato, protetto da una vigilanza privata e dal mistero giudiziario delle aste pubbliche andate deserte una dopo l'altra. Il movimento civico Save Sammezzano, attivo dal 2015, ha mantenuto viva l'attenzione mediatica con manifestazioni, libri fotografici e petizioni online. Nel 2025 è arrivata la svolta: la famiglia fiorentina Moretti ha acquistato la proprietà in primavera, e i lavori ufficiali di restauro e messa in sicurezza sono partiti in ottobre. L'obiettivo a lungo termine è restaurare il piano nobile monumentale e riaprire al pubblico gli interni e il parco storico, con funzione museale.

Fino alla riapertura, l'unico modo di vedere Sammezzano da vicino resta l'ingresso illegale , che sconsigliamo per ovvi motivi legali, oppure i rari giorni FAI di primavera, quando il castello si apre eccezionalmente per visite guidate con prenotazione obbligatoria.

Per la mappa completa dei luoghi abbandonati della regione, consulta il nostro approfondimento sull'urbex in Toscana : 1 234 spot tra Firenze, Pisa, Lucca, Siena e provincia.

Castello di Sammezzano

Castello di Sammezzano

43.702847, 11.471824 · Google Maps


3. Cretto di Burri: il sudario di cemento di Gibellina Vecchia

Il Grande Cretto di Burri, vista aerea delle crepe di cemento bianco

Il 15 gennaio 1968, alle 13:28, una scossa di magnitudo 6.4 colpisce la Valle del Belice in Sicilia occidentale. Il bilancio del terremoto del Belice è devastante: 296 morti, oltre 1 000 feriti, 100 000 senzatetto. Quattordici comuni distrutti, tra cui Gibellina, ridotta a un cumulo di macerie. Il governo decide di non ricostruire la città nel suo sito originale (terreno instabile) ma di edificare una Gibellina Nuova venti chilometri più a valle, affidandola a un parterre eccezionale di artisti e architetti contemporanei: Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Ludovico Quaroni, Pietro Consagra.

Sul sito della vecchia Gibellina, i ruderi vengono lasciati per anni a decomporsi sotto il sole siciliano. Nel 1984, Alberto Burri propone un gesto radicale: ricoprire le macerie con uno strato di cemento bianco di un metro e sessanta di altezza, seguendo esattamente il tracciato delle vie del paese morto. Un sudario monumentale, un cretto gigantesco : un'opera che amplifica la serie Cretti che l'artista produceva su scala da cavalletto. L'idea è di trasformare la tragedia in memoriale di land art.

I lavori cominciano nel 1985. Si interrompono nel 1989 per mancanza di fondi, dopo che meno di un terzo del progetto è stato realizzato. Burri muore nel 1995, l'opera incompiuta. Solo nel 2015, per il centenario della nascita dell'artista, il Grande Cretto viene finalmente portato a termine. Risultato: 85 000 metri quadri (21 acri) di cemento bianco striato, uno dei più grandi land art al mondo.

Si visita liberamente a piedi, camminando dentro le antiche vie cristallizzate. Le crepe (i "cretti") sono larghe due o tre metri e profonde un metro e mezzo: pareggiamo idealmente le vecchie strade del paese. È un'esperienza forte, soprattutto al tramonto, quando le ombre lunghe esaltano la geometria assurda. Pellegrinaggio obbligatorio per chiunque ami l'arte contemporanea, ma anche per chi vuole capire come l'Italia abbia gestito (o non gestito) le sue catastrofi.

Approfondisci la scena urbex siciliana nel nostro articolo dedicato all'urbex in Sicilia : dalle solfatare abbandonate dell'entroterra ai relitti sulle coste, passando per le ex colonie marine.

Cretto di Burri (Gibellina Vecchia)

Cretto di Burri (Gibellina Vecchia)

37.789253, 12.970251 · Google Maps


4. Craco: la città fantasma medievale di Basilicata

Veduta panoramica di Craco dalla strada di accesso, con asini al pascolo davanti alla città fantasma

Arroccata a 391 metri di altezza su una collina d'argilla, [Craco](https://it.wikipedia.org/wiki/Craco) è il paese fantasma più cinematografico d'Italia : letteralmente: ha fatto da set a La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), a Quantum of Solace della saga James Bond (2008), a Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini (1964), a King David (1985) e, più recentemente, a Resurrection of the Christ, ancora di Gibson, attualmente in lavorazione. Hollywood ha scelto Craco perché nessun altro luogo offre un tale rapporto qualità-prezzo tra Medioevo intatto e silenzio assoluto.

La storia di Craco è quella di un'instabilità geologica diventata destino. Il paese, fondato nel VIII secolo dai monaci basiliani che lo chiamarono Graculum (piccolo campo arato), è costruito su un terreno argilloso pessimo, ricco di argille rosse, verdi e grigie con drenaggi diversi. Le opere di urbanizzazione del Novecento (fognatura, acquedotto, strade asfaltate) destabilizzano definitivamente il suolo. Le piogge del 1963 scatenano una frana enorme che fa crollare interi edifici nel centro storico. La popolazione (1 800 anime all'epoca) viene evacuata e ricostruita a valle, a Craco Peschiera.

Le alluvioni del 1972 seppelliscono ogni speranza di ripopolamento. Il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980 dà il colpo di grazia: il sito antico viene definitivamente abbandonato. Da allora, le case di pietra calcarea, le chiese medievali, la torre normanna, il palazzo Cammarota e la chiesa madre di San Nicola sono lasciati al deperimento naturale.

Inserita nel 2010 nella watch list del World Monuments Fund, Craco è oggi un parco scenico gestito dal comune. Si può visitare solo con guida obbligatoria, casco di sicurezza e calzature adeguate (le strade sono dissestate e ci sono crolli imprevedibili). Le visite guidate partono dal punto informativo all'ingresso del paese, costano 5-10 euro a persona e durano un'ora abbondante. Nessun ingresso libero, anche se molti urbexeri ignorano le regole salendo all'alba lungo i sentieri laterali.

Sui borghi fantasma italiani, consigliamo il nostro approfondimento dedicato all'urbex in Basilicata e Calabria : dalla regione dei Sassi di Matera ai paesi abbandonati dell'entroterra lucano.

Craco

Craco

40.383300, 16.433300 · Google Maps


5. Pentedattilo: il paese delle cinque dita in Calabria

Pentedattilo, paese abbandonato della Calabria sul Monte Calvario in forma di mano

Il nome arriva dal greco antico πέντα-δάκτυλος (pénta-dáktylos, "cinque dita") e si riferisce alla forma del monte su cui sorge il paese : il Monte Calvario, che dal versante sud-orientale appare come una mano ciclopica con cinque pinnacoli rocciosi. Sotto questa mano di pietra, a 250 metri d'altezza, si trova [Pentedattilo](https://it.wikipedia.org/wiki/Pentedattilo), frazione di Melito di Porto Salvo in provincia di Reggio Calabria : uno dei più suggestivi borghi fantasma del Mezzogiorno italiano.

Fondato nel 640 a.C. come colonia della città greca di Calcide, Pentedattilo è stato per secoli un centro economico e militare prospero, controllando il corso del fiume Sant'Elia. Conserva fino alla fine dell'Ottocento il dialetto grecanico, vestigia diretta della Magna Grecia. Nel 1686 il borgo è teatro della cosiddetta strage degli Alberti: la famiglia nobile dominante viene sterminata in una notte di sangue dai rivali Abenavoli, episodio drammatico ancora vivo nella tradizione orale locale.

Il terremoto del 1783 danneggia gravemente il paese, e da quel momento inizia un esodo lento ma costante verso la costa, in particolare verso Melito. Nel 1968 il borgo viene ufficialmente dichiarato inabitabile dal Genio Civile, e nel 1971 lo abbandono è totale.

Da metà anni Novanta, però, Pentedattilo conosce una rinascita parziale: associazioni europee di volontariato hanno restaurato alcune case, riaperto laboratori artigianali, e organizzano dal 2005 un Festival Internazionale del Cortometraggio (a fine agosto) che attira cineasti e curiosi da tutto il mondo. È diventato il paese fantasma più "vivo" della Calabria, dove pochi residenti permanenti (uno o due, secondo i censimenti) convivono con asini e capre tra le rovine.

L'accesso è facile in auto dall'autostrada A2: uscita Melito di Porto Salvo, poi 6 km di strada panoramica che sale verso il monte. Parcheggio gratuito ai piedi del borgo, salita a piedi (15 minuti, sentiero in pietra). Le visite migliori sono in primavera e autunno, evitando il caldo torrido estivo della Calabria meridionale.

Approfondisci tutto l'urbex della regione nel nostro articolo sull'urbex in Calabria : 233 spot censiti tra paesi fantasma, conventi abbandonati e infrastrutture incompiute.

Pentedattilo

Pentedattilo

37.953865, 15.760961 · Google Maps


6. Roghudi Vecchio: l'eredità greca dell'Aspromonte

Roghudi Vecchio sull'Aspromonte, balconi che si affacciano sul vuoto

A meno di trenta chilometri da Pentedattilo, ma in tutt'altro contesto geografico, sorge [Roghudi Vecchio](https://it.wikipedia.org/wiki/Roghudi) : uno dei borghi più drammaticamente posizionati di tutta Italia. Aggrappato a un costone di 527 metri d'altezza in pieno cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte, sopra il torrente Amendolea, il paese è raggiungibile solo da una strada strettissima e tortuosa di 20 km che parte da Roccaforte del Greco.

Fondato nell'XI secolo, Roghudi è stato per nove secoli uno dei centri principali della comunità grecanica calabrese, l'ultima isola linguistica greca dell'Italia continentale. Gli abitanti parlavano il greco di Calabria ancora negli anni Settanta : una lingua antica, parente del greco moderno ma con tratti arcaici che risalgono a Magna Grecia e Bisanzio.

Le alluvioni catastrofiche del 1971 e 1973 rendono il paese ufficialmente inabitabile. Circa 1 650 abitanti vengono evacuati e ricollocati sulla costa ionica, nella nuova Roghudi nei pressi di Melito Porto Salvo. Da allora, Roghudi Vecchio è cristallizzato: mobili dentro le case, piatti sulle tavole, biancheria stesa sui fili, foto sui comodini. Le capre selvatiche pascolano in piazza. La chiesa di Santa Maria Annunziata e quella di San Nicola di Bari sono in piedi, ma con tetti collassati.

Attenzione, importante: nel marzo 2024, una TikToker greca di 27 anni , Tzane, è morta cadendo dal balcone di una casa abbandonata di Roghudi Vecchio. Il parapetto, marcio dopo cinquant'anni di abbandono, ha ceduto sotto il suo peso mentre posava per una foto. L'incidente è stato un campanello d'allarme: le strutture sono fragili, i pavimenti possono crollare senza preavviso, i parapetti sono illusori. Non avventurarti su balconi, terrazzi, scale o tetti. Il National Geographic ha pubblicato un reportage approfondito sul borgo nel 2022, leggibile online.

L'accesso a Roghudi Vecchio resta libero ma non agevole: strada di montagna stretta, ultime curve solo per auto piccole, niente segnale telefonico per gli ultimi 10 km. Consigliato visitarlo in coppia o piccolo gruppo, mai da soli, e portando acqua, luce frontale e calzature da montagna.

Roghudi Vecchio

Roghudi Vecchio

38.049980, 15.916960 · Google Maps


7. Apice Vecchia: il "Pompei moderno" del Sannio

Apice Vecchia, vicolo del borgo abbandonato con l'insegna ALIMENTARI ancora visibile, cielo plumbeo sopra le facciate sbiadite

A una quindicina di chilometri a est di Benevento, sui rilievi interni della Campania, sorge [Apice Vecchia](https://it.wikipedia.org/wiki/Apice) : uno dei più impressionanti borghi fantasma d'Italia, soprannominato il "Pompei del Sannio" per il suo stato di conservazione e per l'effetto di sospensione temporale che colpisce chiunque vi entri.

Le origini di Apice sono antichissime, romane (alcune strutture risalgono al I secolo d.C.), passa attraverso epoca normanna e longobarda. Conserva un castello normanno in pietra e un nucleo medievale dal tracciato a fuso, tipico dei borghi appenninici.

Il 21 agosto 1962, alle 20:09 e poi alle 20:46, due forti scosse colpiscono l'Irpinia interna. Diciassette morti nella regione, danni enormi. Apice Vecchia viene immediatamente dichiarata inabitabile dal Genio Civile. Nella stessa notte, le famiglie sono evacuate in tende militari, e nei mesi successivi viene avviata la costruzione di Apice Nuova, a valle, su terreno pianeggiante e sicuro. Alcuni abitanti, però, rifiutano di trasferirsi, restando nel vecchio borgo per attaccamento o per povertà.

Il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980 (magnitudo 6.9, 2 914 morti totali) costringe anche gli ultimi irriducibili ad abbandonare. Da allora, Apice Vecchia è un paese sospeso nel tempo. Negli edifici si trovano ancora mobili, oggetti personali, abiti appesi, foto sui comodini, latte di cibo nelle dispense, registri scolastici aperti. Le strade sono percorribili, le porte non sono murate. Il borgo è uno dei rari paesi fantasma italiani visitabile liberamente, gratuitamente, di giorno, senza vigilanza né biglietto.

L'accesso è dall'uscita A16 di Benevento, poi strada provinciale per 15 km. Parcheggio libero ai bordi del paese. Attenzione alle strutture pericolanti: alcuni edifici sono in collasso parziale, non avventurarti dentro le case con muri instabili. Il borgo è stato fotografato da Roman Robroek (urbex photographer olandese di fama internazionale), che lo definisce "il più ricco di emozioni in tutta Italia".

Per la mappa completa, consulta il nostro approfondimento sull'urbex in Campania : dalla manifattura di Avellino al sanatorio Episcopio, passando per i borghi sismici dell'Irpinia.

Apice Vecchia

Apice Vecchia

41.138000, 14.766000 · Google Maps


8. Monteruga: il villaggio rurale fascista del Salento

La chiesa abbandonata di Monteruga nel cuore del Salento

In aperta campagna salentina, a una trentina di chilometri a ovest di Lecce e a 5 chilometri da Salice Salentino, sorge [Monteruga](https://it.wikipedia.org/wiki/Monteruga) : un villaggio rurale fondato dal regime fascista nel 1928 e progressivamente abbandonato dagli anni Ottanta. Un caso quasi unico in Italia: non è un paese antico crollato sotto i terremoti, ma una comunità progettata da zero dal regime per gestire le grandi tenute agricole pugliesi.

Il villaggio fu costruito per ospitare i braccianti che lavoravano nei vigneti, oliveti e tabacchifici della grande tenuta omonima. Negli anni Cinquanta, grazie alla riforma agraria, Monteruga prosperò: circa 800 abitanti, una scuola elementare, una chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Antonio Abate, un ufficio postale, una piazza centrale, una cantina vinicola monumentale, un forno per il pane di dimensioni industriali, un frantoio, una rivendita di tabacchi. Era una città in miniatura, autosufficiente e ordinata, con quartieri operai e case dei dirigenti separate ma collegate.

Dopo gli anni Settanta, l'esodo rurale verso le città del Nord svuota progressivamente il villaggio. Le terre vengono privatizzate, la cantina chiude, la scuola chiude. Negli anni Ottanta Monteruga è completamente disabitata. Nei decenni successivi diventa terreno di gioco per gruppi neo-pagani e satanisti: la chiesa viene sconsacrata, vandalizzata, teatro di riti notturni documentati dalla cronaca locale.

Negli ultimi anni la proprietà è stata acquistata da un imprenditore italiano che ha installato un guardiano armato residente in una struttura ristrutturata vicino all'ingresso principale. L'accesso libero non è più possibile, ma sono ancora possibili visite organizzate su richiesta contattando la proprietà tramite agenzie locali del Salento. Vale la pena per il fascino dell'architettura razionalista pugliese e per la qualità della conservazione.

Approfondisci con il nostro articolo dedicato all'urbex in Puglia : 194 spot tra masserie abbandonate, ferrovie dismesse e villaggi della riforma agraria.

Monteruga

Monteruga

40.353404, 17.845301 · Google Maps


9. Vecchio Manicomio di Colorno: l'asilo del palazzo ducale

Reggia di Colorno, il palazzo ducale che ospitava l'ex manicomio

Quindici chilometri a nord di Parma, sulla pianura padana attraversata dal torrente Parma, sorge una delle residenze più imponenti dell'Emilia: la [Reggia di Colorno](https://it.wikipedia.org/wiki/Reggia_di_Colorno), il "Versailles dei Farnese". Iniziata nel XV secolo come fortezza, trasformata in palazzo ducale tra Cinque e Settecento, è oggi sede dell'ALMA : Scuola Internazionale di Cucina Italiana e visitabile come museo. Ma dietro la facciata principale, nei volumi posteriori del complesso, si nasconde un capitolo molto meno noto: il Vecchio Manicomio di Colorno.

Nel 1873, durante un'epidemia di colera a Parma, l'amministrazione cittadina decide di trasferire provvisoriamente l'ospedale psichiatrico cittadino negli spazi inutilizzati dell'ala posteriore della reggia ducale e nell'adiacente convento domenicano. Il "provvisorio" diventa permanente: l'Ospedale Psichiatrico Provinciale di Colorno occupa 32 500 metri quadri, e funziona ininterrottamente fino al 1978, anno della legge 180 Basaglia che chiude tutti i manicomi italiani.

Piccolo per dimensioni rispetto a colossi come Mombello, Colorno ha avuto un ruolo storico cruciale: il professor Franco Basaglia vi è stato direttore per un anno (1971-72), e proprio qui , secondo testimonianze raccolte dai suoi allievi, sarebbe maturata definitivamente la convinzione che gli ospedali psichiatrici dovevano essere chiusi. La legge 180 del 13 maggio 1978, che ha posto fine al sistema manicomiale italiano (allora unico al mondo), è in larga parte figlia di quel periodo. Basaglia è morto nel 1980, ma la "rivoluzione di Basaglia" continua ad essere studiata in tutte le facoltà di psichiatria del pianeta.

Dopo la chiusura del manicomio, gli edifici sono stati definitivamente svuotati negli anni Novanta. Oggi sono di proprietà dell'AUSL di Parma e in stato di abbandono totale. All'interno , accessibile solo con introduzione (illegale), si possono ancora vedere le grandi opere murali dell'artista brasiliano Herbert Baglione, le sue silhouette nere che rappresentano idealmente le anime dei pazienti liberate dall'imprigionamento. Una visita simbolica, da molti urbexer considerata tra le più toccanti d'Italia.

La parte storica della reggia (la facciata, il giardino, gli appartamenti ducali, la cappella di San Liborio) è ovviamente liberamente visitabile come museo, e ne consigliamo vivamente la visita. Il manicomio resta off-limits.

Approfondisci con il nostro articolo sull'urbex in Emilia-Romagna : dalle officine ferroviarie di Bologna alle filande della Bassa parmense, passando per gli ex zuccherifici della Romagna.

Vecchio Manicomio di Colorno

Vecchio Manicomio di Colorno

44.930695, 10.378721 · Google Maps


10. Ex Manicomio di Mombello: "il colosso degli ospedali italiani"

Villa Crivelli Pusterla a Mombello, ex Ospedale Psichiatrico Antonini, vista invernale tra i rami spogli

A venticinque chilometri a nord di Milano, a Limbiate (Monza-Brianza), si trovava il più grande ospedale psichiatrico d'Italia: il [Manicomio di Mombello](https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Pusterla), ufficialmente denominato Ospedale Psichiatrico Giuseppe Antonini. Un complesso enorme : diverse decine di ettari, decine di padiglioni, una chiesa propria, un teatro, un cimitero, officine di produzione : che nel 1960 ospitava oltre 3 000 pazienti, guadagnandosi il soprannome di "colosso degli ospedali italiani".

Il cuore originale del complesso è la Villa Crivelli Pusterla, residenza patrizia lombarda di origini trecentesche, utilizzata fino al Settecento come villa suburbana di caccia dalla famiglia Pusterla. Acquistata nel 1863 dalla municipalità di Milano, viene trasformata in ospedale psichiatrico e progressivamente ampliata con un parterre di padiglioni neoclassici e razionalisti.

L'epoca d'oro è quella del direttore Giuseppe Antonini (1911-1931), psichiatra progressista che organizza l'ospedale come una città autosufficiente: tipografia, falegnameria, laboratori tessili, panificio, lavanderia industriale, campi sportivi, servizi medici completi (chirurgia, ostetricia, odontoiatria, radiologia). L'idea era curare i malati attraverso il lavoro e l'attività fisica, in anticipo sui concetti di terapia occupazionale e psichiatria comunitaria. L'ospedale gli viene dedicato nel 1966.

Dopo la legge 180 del 1978, Mombello inizia un lento processo di smantellamento. Alcuni padiglioni continuano a funzionare come servizi territoriali fino agli anni Novanta, poi tutto viene definitivamente chiuso. Oggi una piccola parte del complesso ospita ancora servizi amministrativi dell'ASST Brianza, ma la stragrande maggioranza dei padiglioni : incluso il teatro, la chiesa, i sotterranei e i grandi padiglioni storici : è in stato di abbandono totale.

Mombello è probabilmente il terreno urbex più mediatizzato d'Italia: decine di video YouTube, reportage televisivi, e una leggenda metropolitana persistente secondo cui Mussolini sarebbe stato internato qui brevemente nel 1903 (storia in realtà controversa, mai confermata dai documenti d'archivio). Vigilanza presente, ma la dimensione del complesso rende difficile la sorveglianza totale. Le esplorazioni amatoriali sono frequenti, ma le strutture sono molto fragili e i sotterranei pericolosi.

Per la mappa completa, consulta il nostro approfondimento sull'urbex in Lombardia : 3 478 spot censiti tra Milano, Bergamo, Brescia e provincia.

Ex Manicomio di Mombello (Antonini)

Ex Manicomio di Mombello (Antonini)

45.583300, 9.083300 · Google Maps


11. Ville Sbertoli: l'asilo psichiatrico di Pistoia e il fantasma di Lombroso

Ville Sbertoli, ex manicomio sulle colline di Pistoia

Sulle colline a nord di Pistoia, in una frazione chiamata Collina, sorge un complesso di una decina di edifici sparsi nel bosco : ville eclettiche di fine Ottocento, con torrette, terrazze, logge: le [Ville Sbertoli](https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_Sbertoli). Dietro questo paesaggio quasi balneare, una delle storie più drammatiche della psichiatria italiana.

Il complesso fu fondato nel 1868 dal ricco commerciante Agostino Sbertoli, padre di un figlio disabile mentale che cercò tutta la vita di curare. Convertì la propria villa di campagna in clinica psichiatrica privata, una delle prime d'Italia, riservata inizialmente a famiglie aristocratiche europee. Pazienti da Francia, Germania, Russia, Inghilterra arrivavano a Pistoia per curarsi nella clinica Sbertoli, che gli specialisti dell'epoca consideravano all'avanguardia.

L'espansione tra il 1880 e il 1900 trasforma il sito in una piccola città medica: oltre venti strutture su 51 ettari, di cui nove ville residenziali per pazienti. Tra i medici che vi lavorarono c'è anche Cesare Lombroso, controverso fondatore dell'antropologia criminale, che vi soggiornò più volte come consulente. Nei dintorni si raccontano ancora aneddoti sulle sue visite : sebbene le sue teorie sulla "follia criminale" siano oggi considerate pseudo-scienza, all'epoca godevano di prestigio europeo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le ville vengono requisite dai nazisti e usate come prigione politica per oppositori del regime. Dopo il 1945, il complesso torna alla provincia e diventa l'ospedale psichiatrico provinciale di Pistoia. La chiusura arriva il 13 maggio 1978, con la legge Basaglia. Negli anni Novanta lo svuotamento è totale.

Oggi il complesso è di proprietà mista (provincia + privati). Un guardiano è presente e gli urbexeri sono regolarmente individuati e respinti : i video YouTube più famosi mostrano spesso i protagonisti "scoperti" e cacciati. Le strutture sono pericolanti in molti punti, con solai crollati e amianto presente nei tetti.

Approfondisci con il nostro articolo sull'urbex in Toscana : dalla manifattura tessile di Prato ai sanatori in alta Garfagnana.

Ville Sbertoli

Ville Sbertoli

43.953665, 10.920611 · Google Maps


12. Hotel Paradiso: il sogno alpino di Gio Ponti dimenticato a 2 160 metri

L'Hotel Paradiso di Gio Ponti in Val Martello, ruderi a 2160 metri

Nel fondo della Val Martello, in Alto Adige, a due ore di curve dalle terme di Merano, a 2 160 metri di altezza, sorge una rovina modernista che lascia senza fiato: l'Hotel Paradiso del Cevedale, opera giovanile del grande architetto italiano Gio Ponti : lo stesso del Pirellone milanese e della rivista Domus.

Commissionato dall'industriale milanese Emilio Penati nel 1933, progettato da Ponti insieme ad Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini, l'hotel viene costruito tra il 1935 e il 1936 e aperto al pubblico nel 1937. Pensato come prototipo di un nuovo turismo alpino sportivo (sci, alpinismo estivo, escursionismo), aveva 150 letti su 7 piani, una pianta sviluppata in orizzontale con un'estremità a forma semicircolare convessa, balconi continui, terrazze, e una palette cromatica audace: verde alle origini, poi (dopo la ristrutturazione del 1952) rosso veneziano che spiccava sullo sfondo del ghiacciaio del Cevedale.

Il successo iniziale fu reale ma breve: dal 1937 al 1940 l'hotel registra il tutto esaurito, ospitando soprattutto ricchi turisti milanesi e nord-europei. Lo scoppio della guerra interrompe l'attività. Nel 1943 l'hotel viene requisito dai nazisti e trasformato in centro di spionaggio (la vicinanza con la frontiera svizzera lo rendeva strategico). Dopo la guerra, ritentativi di riapertura: nel 1946 l'hotel fallisce, riapre brevemente nei primi anni Cinquanta con due piani aggiunti e un'ala garage semicircolare, ma definitivamente chiude e viene abbandonato dal 1955.

Da allora, settant'anni di solitudine assoluta nel Parco Nazionale dello Stelvio. La rovina è oggi un'icona del modernismo italiano in stato di degrado: pareti gialle scrostate, lamiere arrugginite, scale interne che precipitano nel vuoto, sole che entra dalle finestre senza vetri. Nel 2025 la rivista Domus ha dedicato un servizio importante al rilancio dell'edificio, mentre il Politecnico di Vienna ha pubblicato uno studio approfondito di revitalizzazione : ma per ora nessun progetto è partito.

L'accesso: rotonda di Coldrano (Val Venosta), poi 25 km di strada di valle fino al parcheggio Alta Val Martello (Maso Corto). Dal parcheggio, 10 minuti a piedi lungo un sentiero ben segnato, e si arriva ai piedi della rovina. La visita esterna è libera e gratuita. L'ingresso all'interno è formalmente vietato e pericoloso: pavimenti crollati, scale instabili, frequenti cadute di calcinacci.

Hotel Paradiso (Val Martello)

Hotel Paradiso (Val Martello)

46.486440, 10.688400 · Google Maps


13. Casa Sperimentale: il brutalismo familiare di Fregene

Casa Sperimentale a Fregene, la sfera di cemento sospesa tra le cellule modulari della casa-albero

A 30 chilometri ad ovest di Roma, nella pineta di Fregene (comune di Fiumicino), nascosta tra i pini marittimi e le ville degli artisti, c'è una delle architetture domestiche più radicali del Novecento italiano: la [Casa Sperimentale](https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_sperimentale) : conosciuta anche come Casa Albero o casa-albero, perché sembra letteralmente sospesa tra gli alberi della pineta.

L'edificio fu progettato e costruito tra il 1968 e il 1975 da una famiglia di architetti: Giuseppe Perugini (figura di spicco della scuola romana, collaboratore di Bruno Zevi), sua moglie Uga De Plaisant e il figlio Raynaldo Perugini. Volevano una casa di vacanza familiare ma anche un laboratorio teorico : un manifesto di architettura organica modulare.

Il risultato è straordinario: una struttura in cemento armato completamente modulare e smontabile. Le pareti, i pavimenti e i pannelli sono semplicemente avvitati: in teoria, l'edificio può essere disassemblato e rimontato in configurazione diversa. La scala d'accesso, dipinta di rosso brillante, è retrattile: una volta sollevata, isola completamente l'abitazione dal suolo, come un castello sospeso. Una sfera di cemento di tre metri di diametro funge da camera principale, sospesa anch'essa nel vuoto.

Spesso classificata come brutalismo, Casa Sperimentale è in realtà figlia dell'APAO (Associazione per l'Architettura Organica), movimento fondato nel 1944 da Bruno Zevi e Giuseppe Perugini. L'idea era costruire un'architettura "viva", in dialogo con la natura, che potesse modificarsi nel tempo come un organismo. Raynaldo Perugini parla della casa come di una "unfinishable endless house" : una casa infinita e mai finita.

La casa è stata centro di un piccolo cenacolo bohémien negli anni Settanta. Federico Fellini vi ha girato scene per i suoi film. La maison Bottega Veneta l'ha usata come backdrop per una campagna pubblicitaria. Dopo la morte di Giuseppe Perugini nel 1995, però, la struttura è caduta in abbandono.

Negli ultimi anni Raynaldo Perugini, con il sostegno di associazioni di architetti, ha avviato una restaurazione parziale. Sono attive visite guidate occasionali (calendario su prenotazione), spesso animate dallo stesso Raynaldo che racconta gli aneddoti familiari. La casa si trova in Via Porto Azzurro 57, Fregene : chiunque ami l'architettura moderna deve provare a inserire una visita nei propri itinerari romani.

Approfondisci la scena urbex laziale nel nostro articolo sull'urbex nel Lazio : dalle ferrovie dismesse della Tuscia ai casolari del litorale.

Casa Sperimentale (Casa Albero)

Casa Sperimentale (Casa Albero)

41.858645, 12.200081 · Google Maps


14. Villa Zanelli: il gioiello Liberty di Savona ritornato in vita

Villa Zanelli a Savona, esempio di architettura Liberty restaurata

Sulla costa ligure di Savona, nel quartiere di Legino, a pochi metri dal mare, sorge un edificio che fino a pochi anni fa era una delle icone più fotografate dell'urbex ligure: la [Villa Zanelli](https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Zanelli). Un capolavoro di stile Liberty italiano completato nel 1907, dall'architetto torinese Gottardo Gussoni, commissionato dal capitano di marina Nicolò Zanelli come residenza estiva : secondo la tradizione familiare, dedicata alla sua fidanzata Rosa.

L'edificio è uno dei più ricchi esempi di Art Nouveau italiano: torrette ottagonali, vetrate floreali, mascheroni in ferro battuto, decorazioni vegetali che si arrampicano sulle facciate, mosaici geometrici, pavimenti in marmo policromo, soffitti dipinti con motivi botanici. Una sintesi di estro stilistico tipica della Belle Époque ligure, dove i ricchi industriali e armatori del Nord-Italia facevano costruire dimore vacanziere sulla riviera.

La famiglia Zanelli mantiene la proprietà fino al 1933, quando la vende alla municipalità di Milano, che la trasforma in colonia marina internazionale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'edificio funge da ospedale militare della Croce Rossa : le tracce delle grandi croci rosse dipinte sui muri esterni erano ancora visibili fino a pochi anni fa. Dopo la guerra, ritorna alla funzione di colonia, fino a un parziale crollo nel 1998 che ne determina la chiusura definitiva.

Per quasi vent'anni, dal 1998 al 2017, la Villa Zanelli è stata uno dei luoghi urbex più visitati d'Italia: una rovina Liberty in pieno collasso, con la natura che riprendeva il sopravvento, i mosaici scoloriti, le vetrate frantumate. Fotografi di tutto il mondo venivano a Savona per documentarla.

Nel 2017 parte una grande operazione di restauro firmata dallo studio Dodi Moss: pulizia delle facciate, ripristino delle decorazioni, restauro dei mosaici, riapertura del giardino storico. I lavori durano sette anni e si concludono nel 2024. Villa Zanelli riapre al pubblico nel 2025 come hotel di lusso, ristorante e spazio espositivo, un esempio raro in Italia di urbex "trasformato" in luogo vivo. Non è più tecnicamente un luogo abbandonato, ma resta iconica per la storia che ha attraversato.

L'abbiamo inserita in questa lista come simbolo dell'urbex italiano: la conferma che molti dei luoghi che oggi consideriamo abbandonati possono (quando ci sono volontà politica, fondi privati e progetti seri) tornare in vita.

Approfondisci con il nostro articolo sull'urbex in Liguria : dalle ex acciaierie di Cornigliano ai forti militari della Riviera di Levante.

Villa Zanelli

Villa Zanelli

44.292789, 8.456391 · Google Maps


Riepilogo: la mappa dei 14 luoghi abbandonati in Italia

#LuogoRegioneTipologiaStato
1PovegliaVenetoIsola lazzarettoAbbandonata (concessione 2025)
2Castello di SammezzanoToscanaCastello orientaleggianteRestauro in corso (2025)
3Cretto di BurriSiciliaLand art monumentaleVisitabile, manutenzione
4CracoBasilicataBorgo medievaleVisite guidate
5PentedattiloCalabriaBorgo grecanicoRinascita parziale
6Roghudi VecchioCalabriaBorgo grecanicoAbbandonato (pericoloso)
7Apice VecchiaCampaniaBorgo sismicoVisitabile liberamente
8MonterugaPugliaVillaggio fascistaSorvegliato (privato)
9Vecchio Manicomio ColornoEmilia-RomagnaEx ospedale psichiatricoAbbandonato
10Ex Manicomio MombelloLombardiaEx ospedale psichiatricoAbbandonato (sorvegliato)
11Ville SbertoliToscanaEx ospedale psichiatricoAbbandonato (sorvegliato)
12Hotel ParadisoTrentino-Alto AdigeHotel modernistaRovina visibile esterno
13Casa SperimentaleLazioArchitettura brutalistaRestauro parziale
14Villa ZanelliLiguriaVilla LibertyRestaurata 2025

FAQ - Luoghi abbandonati in Italia

Quali sono i luoghi abbandonati più famosi in Italia?

I cinque più conosciuti a livello internazionale sono Poveglia (l'isola della peste a Venezia), Craco (la città fantasma di Basilicata), il Castello di Sammezzano (Toscana), il Cretto di Burri a Gibellina (Sicilia) e l'Ex Manicomio di Mombello (Lombardia). Tutti e cinque attirano migliaia di visitatori l'anno e sono regolarmente mediatizzati da testate internazionali come National Geographic, CNN e BBC.

È legale visitare i luoghi abbandonati in Italia?

L'accesso a una proprietà privata senza autorizzazione costituisce violazione di domicilio (articolo 614 del Codice Penale italiano) o invasione di terreni o edifici (articolo 633), reati puniti con la reclusione fino a 2 anni o con multa. Anche se la sanzione effettiva nei confronti di esploratori che non rubano e non vandalizzano è raramente applicata (in genere si limita ad una segnalazione), tecnicamente è illegale. Diversi luoghi della nostra lista : come Pentedattilo, Apice Vecchia, il Cretto di Burri : sono però liberamente visitabili perché di proprietà pubblica o di accesso non vigilato.

Come trovare luoghi abbandonati vicino a me in Italia?

La nostra mappa interattiva mondiale censisce 22 765 spot in Italia distribuiti in tutte le 20 regioni. Ogni spot include coordinate GPS, foto satellitare, descrizione e stato attuale. Puoi consultare gratuitamente la mappa, sbloccare alcuni spot con il programma free (come quelli di questo articolo) e acquistare pack regionali o di categoria (castelli, ospedali, borghi fantasma…) a partire da 4,90 euro.

Quali sono i borghi fantasma più famosi d'Italia?

Oltre a Craco, Pentedattilo, Roghudi, Apice e Monteruga citati in questo articolo, da segnalare: Balestrino (Liguria), Consonno (Lombardia), Celleno Vecchio (Lazio), Galeria (Lazio), Romagnano al Monte (Campania), Civita di Bagnoregio (la "città che muore", Lazio), Africo Vecchio e Cirella Vecchia (Calabria). L'Italia ha oltre 6 000 borghi fantasma o semi-abbandonati, secondo le stime ISTAT, ed è probabilmente il paese europeo con il patrimonio più ricco di paesi abbandonati.

Qual è la differenza tra urbex e visita turistica di un luogo abbandonato?

L'urbex (urban exploration) è l'esplorazione attiva di luoghi abbandonati con scopi documentari, fotografici o storici, generalmente in proprietà private e senza autorizzazione esplicita. Il turismo dei luoghi abbandonati (dark tourism o memory tourism) riguarda invece luoghi aperti al pubblico con biglietto, guida o ingresso libero (Craco, Cretto, Pentedattilo). La differenza principale è la legalità: visita turistica autorizzata vs accesso non autorizzato. Per molti urbexer la sfumatura è importante anche eticamente.

Quali precauzioni di sicurezza prendere?

Calzature alte (scarponi da escursionismo o stivali da lavoro), lampada frontale di buona qualità, casco se entri in edifici con solai instabili, maschera FFP3 per siti con amianto (la maggior parte dei tetti italiani anteriori al 1992 contengono amianto), acqua e snack, batteria di scorta per il telefono. Mai esplorare da soli : minimo due persone, con una che resta all'esterno in caso di necessità. Avvisa qualcuno del tuo itinerario. Mai forzare porte murate o sigillate (è muratura per un motivo). E ricordati del caso di Tzane a Roghudi Vecchio: i parapetti delle case abbandonate non sono affidabili.

Da dove inizia chi vuole avvicinarsi all'urbex in Italia?

Consigliamo di cominciare con luoghi visitabili legalmente: Cretto di Burri, Craco, Pentedattilo, Apice Vecchia. Sono terreni perfetti per familiarizzarsi con il fascino dell'abbandono senza rischiare problemi legali. Poi, gradualmente, ti puoi avvicinare ai siti urbex più "duri" (manicomi, fabbriche, isole), accompagnato da urbexer esperti. La nostra guida al materiale urbex (al momento solo in francese, traduzione italiana in arrivo) elenca tutto l'equipaggiamento essenziale.


Per saperne di più

I 14 spot di questo articolo sono solo la punta dell'iceberg. La nostra base di dati censisce 22 765 luoghi abbandonati su tutto il territorio italiano, in tutte le 20 regioni, dall'Alto Adige alla Sicilia. Tra borghi sismici, ex manicomi, fabbriche dismesse, conventi sconsacrati, ferrovie storiche, caserme, fari, isole, sanatori di montagna, ville Liberty e cretti di land art, c'è di che esplorare per anni interi.

Per andare oltre questo dossier:

L'Italia è il paese con il più ricco patrimonio di abbandono d'Europa : terra di terremoti, esodi rurali, dittature, guerre, riforme sanitarie. Ogni spot abbandonato è una finestra aperta su un capitolo specifico della storia italiana. Esplorarli : con prudenza, con rispetto, senza vandalismo : è una delle forme più potenti di memoria collettiva.

Buona esplorazione.

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