Il Cretto di Burri è la più grande opera di land art mai realizzata in Europa : 86 000 m² di cemento bianco colato sopra le rovine di Gibellina Vecchia, il borgo siciliano polverizzato dal terremoto del Belice del 14-15 gennaio 1968. Un sudario di pietra che, seguendo il tracciato delle vecchie strade, dei vicoli, dei cortili, trasforma l'intera pianta urbana in monumento alle 296 vittime ufficiali.
Quando si arriva al cretto di burri dall'autostrada A29, la prima visione è disorientante : una scacchiera bianca di 280 per 400 metri distesa su una collina argillosa. Alberto Burri (1915-1995) ha lavorato a questa commissione dal 1984 fino alla sua morte, e l'opera è stata completata postuma nel 2015 per il centenario della sua nascita.
Questa guida ricostruisce la storia del cretto di gibellina : il terremoto del 1968, la nascita di Gibellina Nuova sotto l'impulso del sindaco Ludovico Corrao, la commissione a Burri, le due fasi di cantiere (1985-1989 e 2011-2015), le critiche, e tutto quello che serve per visitare il cretto di burri nel 2026.

Dove si trova il Cretto di Burri
Il cretto di burri sorge sulla collina di Ruina, nel comune di Gibellina (Trapani), dove sorgeva il vecchio borgo prima del sisma. Coordinate 37.789253 N, 12.970251 E, a 18 km a est di Salemi e 25 km a nord di Castelvetrano, nel cuore della Valle del Belice.
Il sito è raggiungibile in venti minuti da Gibellina Nuova lungo la SP 5 in direzione Salaparuta. Una breve deviazione asfaltata porta al parcheggio gratuito. Da lì, una rampa pedonale di pochi metri immette sull'opera, che da terra appare come un labirinto bianco delimitato da blocchi di cemento alti 1,60 metri.
L'area complessiva supera gli 86 000 m² (8,6 ettari), su un quadrilatero irregolare di circa 380 per 280 metri. È, per superficie, la più grande opera di land art mai realizzata in Europa.

La proprietà artistica è della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, che cura la conservazione in partenariato con la Regione Sicilia e con il Comune. L'accesso è libero, gratuito, 24 ore su 24.
Il terremoto del Belice del 14 gennaio 1968
Per capire il cretto di burri bisogna partire dalla notte di domenica 14 gennaio 1968. Alle 13:28 una scossa di magnitudo 6,0 colpisce la Valle del Belice. Tra l'una e le tre della notte tra il 14 e il 15 gennaio si succedono tre scosse principali, fino alla scossa devastante delle 03:01 di magnitudo 6,1, con epicentro a poca distanza da Gibellina.
Il bilancio ufficiale parla di 296 morti, oltre mille feriti e 98 000 senzatetto. Alcune fonti indipendenti hanno ipotizzato fino a 400 vittime, ma 296 resta la cifra accettata. La maggior parte muore nelle scosse notturne, nei letti delle case in pietra cruda e tegole pesanti.
I paesi più colpiti sono Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago, distrutti al 100%. Solo a Gibellina crollano 1 980 edifici, su 6 000 abitanti. Quattordici comuni delle province di Trapani, Agrigento e Palermo sono colpiti gravemente.

La risposta istituzionale è lenta e caotica. Le tendopoli restano in piedi oltre dieci anni, le baracche di lamiera fino agli anni Ottanta. La Legge speciale per il Belice (241/1968) distribuisce i fondi con tale lentezza da diventare emblema dell'inefficienza pubblica. È in questo contesto di trauma irrisolto che nascerà, sedici anni dopo, l'idea di affidare a un artista il compito di trasformare le rovine in memoria.
Gibellina prima del sisma
Prima del 14 gennaio 1968, Gibellina era un comune dell'entroterra trapanese di poco più di 6 000 abitanti, distribuiti in sei quartieri attorno alla chiesa madre di San Rocco. Il borgo sorgeva sulla collina di Ruina a 250 metri di altitudine. L'impianto era quello tipico dei borghi rurali siciliani sorti tra XV e XVII secolo : strade strette, vicoli a gradinata, case basse di pietra calcarea.
L'economia era interamente agricola : grano duro Russello, olivi (Nocellara del Belice DOP), viti, mandorli. La maggior parte delle case non aveva acqua corrente; il telefono era una rarità. La struttura demografica era già provata dall'emigrazione verso Germania, Svizzera, Nord Italia. La popolazione colpita nei letti quella notte era composta soprattutto da anziani, donne e bambini.

L'esodo e la nascita di Gibellina Nuova
I sopravvissuti vengono evacuati in tendopoli a Santa Ninfa e Salemi, poi in baracche di lamiera che resteranno in piedi fino al 1981. La decisione politica è netta : Gibellina non sarà ricostruita sul sito originale. Nel 1971 viene scelto il territorio del Salinella, 18 km a ovest, in pianura, vicino all'asse autostradale Palermo-Mazara.
Regista della scelta è il sindaco Ludovico Corrao (1927-2011), avvocato, intellettuale cattolico progressista. Corrao concepisce la ricostruzione come manifesto culturale : Gibellina deve nascere come città-museo di arte contemporanea. Convoca artisti e architetti tra i più importanti d'Europa.
Arrivano Pietro Consagra (Stella di Consagra, Porta del Belice in acciaio bianco di 26 metri), Pietro Cascella, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Carla Accardi, Mimmo Rotella. Sul fronte architettonico Ludovico Quaroni (Chiesa Madre), Vittorio Gregotti, Franco Purini e Laura Thermes (Sistema delle Piazze), Alessandro Mendini (Torre Civica). Nel maggio 2026 Gibellina Nuova è stata nominata Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026.
Tra tutti, uno solo decide di non lavorare sulla città nuova : Alberto Burri vuole tornare sul sito del vecchio borgo.
Alberto Burri e i Cretti
Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995) era medico, laureato a Perugia nel 1940. Arruolato come ufficiale medico, catturato in Libia nel 1943, scopre la pittura in prigionia nel campo di Hereford, in Texas, dipingendo su iuta da sacchi di cibo. Quella scelta dettata dalla necessità diventerà la sua cifra : materiali poveri, industriali, non pittorici (iuta, plastica, lamiera, legno bruciato, cretti di terra). Diventa protagonista dell'Arte Informale europea, presente alle Biennali, nelle collezioni del MoMA, Guggenheim, Tate.

I Cretti propriamente detti nascono nella seconda metà degli anni Settanta : superfici di caolino e resine acriliche su Cellotex che essiccando si fessurano spontaneamente. Le crepe sono autogenerate dalla materia stessa. Quando Corrao lo convoca a Gibellina nel 1984, Burri ha 69 anni : sarà la sua ultima grande opera, e la più radicale.
La commissione di Corrao e il progetto (1984)
Nel 1984 Corrao invita Burri a contribuire alla rinascita di Gibellina, proponendogli una scultura per una piazza. Burri visita la nuova città, poi chiede di essere portato sulle rovine del vecchio borgo. Camminando tra le macerie, davanti ai resti della chiesa di San Rocco, matura la sua idea : "Io non faccio nulla per la nuova città. Lavoro qui, su queste rovine".
La decisione è radicale. Non un monumento accanto a una piazza, ma un'intera città ridotta a monumento di sé stessa. Non una scultura da guardare, ma un paesaggio da attraversare. Burri modella il layout su una mappa catastale del 1965 : ricoprire le rovine con blocchi di cemento bianco delle dimensioni delle case originali, mantenendo come fessure tra i blocchi il tracciato esatto delle vecchie strade.
Non una ricostruzione, ma conservazione tramite seppellimento. Le case vengono inglobate nel cemento, le strade lasciate aperte come crepe. Il visitatore percorrerà esattamente i percorsi che facevano gli abitanti del borgo. Burri non rappresenta Gibellina, la conserva sotto un sudario di cemento.
Il Grande Cretto: un sudario per la memoria
Burri ha spiegato il suo gesto con poche parole : "Andai a Gibellina dove c'era stato il terremoto. La gente cercava di fare una città nuova ma quella vecchia restava lì, tra le macerie. Allora pensai : facciamo in modo che resti per sempre, ricoprendola tutta".
Le 296 vittime non vengono mai nominate : niente targhe, niente epigrafi. Solo blocchi bianchi e fessure. Il cretto non commemora le persone, commemora lo spazio in cui vivevano. È un monumento al paesaggio sociale prima ancora che alle vite individuali.

A livello di land art, l'opera è singolare : Burri lavora su un paesaggio già segnato dalla storia umana, su un luogo del lutto. Non aggiunge una forma a un paesaggio neutro, traduce in forma la geografia di un trauma. Con i suoi 86 000 m² (più di dodici campi da calcio) supera per superficie le grandi opere di land art americane e resta un unicum nel panorama dell'arte ambientale del secondo Novecento.
Costruzione: le due fasi (1985-1989, 2011-2015)
Prima fase: 1985-1989
I lavori cominciano nell'estate 1985 con operazioni preparatorie del Genio Militare : demolizione dei muri ancora in piedi, raccolta delle macerie con bulldozer, compattazione sul posto dentro reti metalliche. Ogni isolato del vecchio impianto diventa un blocco monolitico, di circa 10 per 20 metri.
Sopra ogni blocco viene colato cemento bianco di Portland miscelato con polvere di marmo. L'altezza finale è di 1,60 metri, scelta da Burri per essere "leggermente superiore alla statura media di un siciliano del 1968", così da impedire al visitatore di vedere oltre i blocchi. Le fessure, larghe 2-3 metri, ricalcano l'antico tracciato delle strade.
Nel 1989 i lavori coprono circa 60 000 m² (tre quarti del totale). I finanziamenti si esauriscono, la Regione non rinnova lo stanziamento. Burri rifiuta categoricamente che l'opera venga abbreviata. I lavori si fermano per ventidue anni.

Seconda fase: 2011-2015
Burri muore a Nizza il 13 febbraio 1995, senza vedere completata l'opera. La parte realizzata soffre l'incuria : vegetazione, erosione, armature ossidate. Nel 2007 la Regione Sicilia stanzia 5 milioni di euro per il completamento, ma i lavori partono solo nel 2011 dopo l'iter burocratico. Si concludono nell'ottobre 2015, in collaborazione con la Fondazione Burri, e l'opera viene inaugurata il 17 ottobre 2015, in coincidenza con il centenario della nascita di Burri.
Con questo completamento il grande cretto di gibellina raggiunge la sua estensione definitiva di 86 000 m².
Critiche e conservazione
Il cretto non è stato accolto da unanimità. La critica più radicale lo ha letto come estetizzazione del trauma : alcune famiglie dei sopravvissuti hanno raccontato di aver trovato le proprie case d'origine inglobate nel cemento senza alcuna cerimonia.
Una seconda critica riguarda il materiale : il cemento bianco di Portland armato ha una vita stimata di 50-80 anni. Burri stesso, secondo Bruno Corà (presidente della Fondazione), avrebbe accettato l'idea che l'opera degradasse lentamente, secondo la stessa logica di "materia mortificata" della sua pittura. Restaurare un'opera concepita per invecchiare la tradisce? Il dibattito è aperto. Tra il 2012 e il 2015 sono stati eseguiti i primi interventi sistematici di conservazione. Vittorio Sgarbi ha sostenuto pubblicamente la necessità del completamento, definendolo "uno dei monumenti più potenti dell'arte contemporanea italiana".
L'eredità è indiscussa : il cretto è citato in tutti i manuali di storia dell'arte del Novecento, e la nomina di Gibellina a Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026 ne è diretta conseguenza.
Visitare il Cretto di Burri oggi
Nel 2026 visitare il cretto di burri è gratuito, libero, accessibile 24 ore su 24. Nessun biglietto, nessun cancello.
Accesso
Il parcheggio gratuito ufficiale è all'incrocio tra la SP 5 e la strada di servizio, segnalato su Google Maps come "Parcheggio Cretto di Burri", capienza 40-50 auto. Da lì, una rampa pedonale di 80 metri porta all'opera. Il visitatore può camminare liberamente nelle fessure che seguono le strade del vecchio borgo : una via principale est-ovest, vicoli laterali a gradinata, due piazze più larghe dove sorgevano le chiese di San Rocco e Santa Maria delle Grazie.
Durata e fotografia
Tempo medio consigliato : 1-2 ore. Per documentare l'opera in modo sistematico, mezza giornata. Le finestre fotografiche ideali sono il primo mattino (06:30-08:30 estate, 07:30-09:30 inverno) e il tardo pomeriggio (18:00-20:00 estate, 15:30-17:30 inverno) : la luce radente esalta il rilievo dei blocchi.

Il volo con droni è soggetto a regolamentazione ENAC : registrazione D-Flight, RC obbligatoria, distanze di sicurezza dai visitatori. La Polizia Locale di Gibellina ha intensificato i controlli sui voli abusivi.
Consigli pratici
- ●Stagione migliore : aprile-giugno e settembre-ottobre. L'estate è molto calda (40 °C non rari).
- ●Calzature : scarpe da trekking o sneakers robuste. Fessure con fondo irregolare.
- ●Acqua : almeno un litro a persona in estate. Sul sito niente fontane.
- ●Servizi : nessun bagno pubblico. Bar più vicino a Salaparuta (8 km).
- ●Accessibilità : praticabile in sedia a rotelle solo sull'asse principale.
Come arrivare al Cretto
| Da | Mezzo | Durata | Costo |
|---|---|---|---|
| Palermo | Auto A29 (uscita Salemi-Gibellina) | 1h 30 | Pedaggio 6,80 € |
| Trapani | Auto A29 | 50 min | Pedaggio 3,40 € |
| Catania | Auto A19 + A29 | 3h | Pedaggio 12 € |
| Palermo | Treno fino a Salemi-Gibellina + bus AST | 2h 30 | 8-12 € |
| Trapani | Bus AST diretto | 1h 13 | 5,50 € |
L'opzione più pratica resta l'automobile : uscire allo svincolo Salemi-Gibellina Nuova sull'A29 e seguire le segnalazioni marroni "Cretto di Burri". Per chi non guida, la stazione di Salemi-Gibellina dista 11 km, oppure il treno fino a Castelvetrano con noleggio auto.
Per una giornata completa, combinare il cretto con Gibellina Nuova (Stella di Consagra, Quaroni, Pomodoro, Paladino) e con Poggioreale Antica o Salaparuta, sui resti dei paesi distrutti dal Belice : uno degli itinerari di dark tourism culturale più potenti d'Italia. Per altri spot vedi la nostra selezione dei 14 luoghi abbandonati d'Italia.
Altri luoghi del Belice nelle vicinanze
- ●Poggioreale Antica (12 km). Il paese fantasma più completo del Belice : il 20% delle strutture è in piedi, set di Cinema Paradiso, L'uomo delle stelle e Malèna di Tornatore. Biglietto simbolico 5 €, aperto 11-18:30.
- ●Salaparuta (8 km). Rasa al suolo, ricostruita ex novo. Rovine meno conservate ma valgono per capire l'estensione della catastrofe.
- ●Santa Margherita di Belice (20 km a sud). Patria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con il Palazzo Filangeri di Cutò parzialmente restaurato.
- ●Ruderi di Gibellina sul versante nord : una porzione del vecchio borgo non coperta dal cretto, visibile sul versante settentrionale.
Per una mappa completa, vedi la nostra pagina dedicata alla Sicilia con oltre 380 spot verificati.
Cos'è il Cretto di Burri?
Un'opera di land art realizzata da Alberto Burri tra il 1984 e il 2015 sopra le rovine di Gibellina Vecchia, distrutta dal terremoto del Belice del 14-15 gennaio 1968. Copre 86 000 m² con blocchi di cemento bianco alti 1,60 m, le cui fessure ricalcano le vecchie strade. È la più grande opera di land art d'Europa.
Quando è stato costruito?
In due fasi : la prima 1985-1989 (60 000 m²), la seconda 2011-2015, conclusa con l'inaugurazione del 17 ottobre 2015, centenario della nascita di Burri.
Si può visitare gratuitamente?
Sì, accesso completamente gratuito, libero, 24/7. Parcheggio gratuito ai piedi dell'opera.
Quanto dura la visita?
1-2 ore. Camminata veloce dell'asse principale : 40 minuti. Visita approfondita con foto : 2 ore. Documentazione sistematica : mezza giornata.
Si può volare un drone?
Soggetto alle norme ENAC : registrazione D-Flight, assicurazione RC, distanza minima 50 m dai visitatori. Controlli intensificati nei weekend.
Chi era Alberto Burri?
Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995), medico di formazione, scoprì la pittura in prigionia in Texas nel 1944. Protagonista dell'Arte Informale europea con materiali non convenzionali (iuta, plastica bruciata, cretti). Il cretto di Gibellina è la sua opera più grande.
Quante vittime nel terremoto del Belice?
Bilancio ufficiale : 296 morti, oltre 1 000 feriti, 98 000 senzatetto. Paesi distrutti al 100% : Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago.
Perché si chiama "Cretto"?
In italiano un cretto è una fenditura, una crepa. Burri aveva creato dagli anni Settanta opere pittoriche di caolino su Cellotex che essiccando si fessuravano. Il cretto di Gibellina è la traduzione monumentale : le crepe sono le strade stesse del vecchio borgo.
Dove si trova esattamente?
Collina di Ruina, comune di Gibellina (TP), coordinate GPS 37.789253 N, 12.970251 E. A 18 km da Gibellina Nuova, 25 da Castelvetrano, 75 da Trapani, 140 da Palermo. Accesso dalla SP 5 verso Salaparuta. Coordinate gratuite sulla nostra mappa interattiva.
Il Cretto è destinato a deteriorarsi?
Il cemento bianco armato ha vita stimata di 50-80 anni. Burri pare avesse accettato l'idea di una lenta degradazione, coerente con la sua poetica della "materia mortificata". Primi interventi sistematici di conservazione tra 2012 e 2015, supervisione della Fondazione Burri di Città di Castello.
Conclusione
Camminando nelle fessure del cretto di burri, sotto la terra battuta, ci sono seimila vite quotidiane interrotte alle 03:01 del 15 gennaio 1968. Burri non le ha commemorate con una scultura figurativa : le ha sigillate sotto un sudario di pietra, lasciando solo il tracciato delle vie come unica traccia. È un gesto totale : rinuncia alla rappresentazione, accettazione del trauma come matrice di forma, rifiuto della consolazione.
Il grande cretto di gibellina non offre il conforto di un monumento : offre la nuda geografia di una perdita. E proprio per questo è una delle opere più potenti dell'arte italiana del secondo Novecento. Non per quello che dice, ma per quello che tace.
Per chi vuole continuare l'esplorazione, abbinare il cretto con Gibellina Nuova e con Poggioreale Antica. Per il resto della Sicilia, la nostra pagina dedicata censisce oltre 380 spot. Per il quadro nazionale, vedi il nostro articolo pillar sui 14 luoghi abbandonati più iconici d'Italia.
Buon viaggio, nella Valle del Belice e oltre.
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